L'ispirazione che ha portato a "Gloria", spiegata da Raffaele Ascenzi

06 Settembre 2015 Autore :  Marco Pompilio

La nuova Macchina di Santa Rosa è trionfale, c’è una ricerca iconografica ed un sentimento forte in lei. Abbiamo fatto un paio di domande a Raffaele Ascenzi per descriverci, subito prima del trasporto, le sue emozioni ma anche i messaggi ed il percorso intellettuale, culturale, spirituale ed umano che lo hanno portato ad ideare “Gloria”.

D: Ci racconti le emozioni  e lo spirito che ha messo  in questa macchina, i messaggi.
R: “Sì, è da questa mattina che piango, per cui piango di gioia, piango di emozione, quindi è difficile descrivervi esattamente quale sia il momento più toccante della mia giornata, di questo 3 settembre meraviglioso che rimarrà per sempre nella mia vita. Stiamo vedendo la macchina illuminata e questo è stato un altro colpo ma molto di più il lavoro che  c'è stato a monte, quindi oggi che la vediamo finita montata e bella, così splendente, ancora manca l'accensione delle luci elettriche, ma siamo sicuri che darà un effetto meraviglioso, ma qui dentro io ci leggo tutto il lavoro che è stato fatto, sia il lavoro di progettazione insieme a Luigi Vetrani  e tutto lo staff di composizione, il lavoro di Ivan Grazini, il progettista delle strutture ed il lavoro instancabile della ditta di Vincenzo Fiorillo, grandissimo imprenditore, grandissima famiglia, che mi ha aperto tutte le porte dell'amicizia e, come imprenditore, la sua professionalità.

D: Guardando la macchina si legge come un messaggio di cuore, tradizione, famiglia ed anche storia locale, oltre tanta tecnica…
R: “C'è tanto di Viterbo dentro, soprattutto sono andato a ripescare la storia delle vecchie macchine di S. Rosa, quindi sono andato in là, verso i 4 secoli che compongono la nostra tradizione meravigliosa, quindi ho rivisitato i progetti di Papini, neogotici ed c'ho messo una parte contemporanea che quella che più mi appartiene però ho cercato di compenetrare i due stili e fare un oggetto che poi possa essere piacevole oggi nel 2015, poi vorrei ricordare due cose: tutti gli angeli e tutte le figure umane hanno dietro una targhetta che ricorda il nome di un facchino scomparso, di quelli che erano in formazione nell'88 e che mi hanno dato la carica e mi hanno insegnato d essere facchino ed anche progettista della macchina quindi li ricordo, ricordo soprattutto Nello, che fu il capofacchino che mi ha preso, ha valutato la mia prova come buona e quindi mi ha preso tra le file del sodalizio e questo non me lo scorderò mai. Ricordo ancora la sua voce che mi dice, l'ultima volta che l'ho sentito mi parlava di Gloria, ed è stato fantastico per me”.

Il trasporto è stato qualcosa di trionfale, eseguito con una grande forza da parte dei facchini; "Gloria" ora svetta fuori dalla basilica di Santa Rosa e può essere ammirata in tutto la sua magnificenza da vicino anche nei prossimi giorni.

Il Punto Della Situazione

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Direttore responsabile: Marco Pompilio

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