Affreschi di Palazzo Spreca: il sequestro delle "Virtù profane" raccontato in Tribunale

08 Luglio 2016

Si è svolta al Tribunale di Viterbo un’udienza per far luce sul caso degli affreschi di Palazzo Spreca, le 14 “Virtù profane” che stavano per essere vendute all’asta alla Biennale dell’antiquariato di Roma ma, dopo essere state identificate da un esperto, sono state poste sotto sequestro dalla Procura di Viterbo: non dovevano essere lì ma nel luogo opportuno di conservazione.


È stato ascoltato dal giudice Giacomo Autizi l’ispettore Felice Orlandini della Polizia Giudiziaria, che, rispondendo accuratamente alle domande del Pubblico ministero Barbara Santi e dei rappresentanti legali della difesa dell’attuale proprietario dello stabile e dell’antiquario, ha delineato la storia dell’indagine svolta, un’indagine che lo ha portato fino a Spoleto per recuperare le opere e gli altri beni; Orlandini ha riferito della storia dell'indagine non solo di fronte al giudice ma anche all’attuale Procuratore capo Paolo Auriemma.

Proprio Auriemma durante l'udienza di ieri, nel confronto con gli avvocati della difesa, ha messo in risalto l’oggettività del lavoro svolto nelle indagini, nelle quali è stata fatta un’identificazione precisa dei luoghi ed un’ipotesi di reato dettagliata.
Quelle opere sono state descritte con riproduzioni fotografiche dallo storico dell’arte Antonio Muñoz nel 1912. Il palazzo adiacente al convento del Buon Pastore, è in via Santa Maria Egiziaca a Viterbo.

Al tempo del sequestro, siamo nel 2012, il procurate capo era Alberto Pazienti.Due volte furono fatti sopralluoghi sul posto, ha spiegato l’ispettore; la seconda volta, dopo l’accordo del difensore del proprietaria, ci vollero alcuni giorni. Ciò che fu visto, una serie di interventi che avevano alterato l’interno di una stanza, che, stando ad alcuni riscontri tra foto storiche delle fonti documentarie in possesso e rilievi fotografici, era proprio quella in cui stavano gli affreschi distaccati. È una vicenda complessa ed articolata, in quelle sale c’è anche un antico soffitto a cassettoni con stemmi nobiliari. Ed in una di quelle sale, che era chiusa quando intervennero gli agenti per il sopralluogo, era il luogo di origine degli affreschi distaccati.
Non è stata un’indagine semplice: in una prima fase,sono state recuperati dieci degli affreschi; poi, altri quattro. In più, nello stresso lavoro svolto dall’Ispettore Orlandini con il collega della Polizia Giudiziaria, il luogotenente della Finanza Sandro Calista, sono stati recuperati anche un’edicola lavabo ed un portale.

Ora, nella prossima udienza che si svolgerà a novembre, verranno ascoltati altri importanti testimoni per far luce sulla vicenda.

Oggi quelle opere sono custodite dopo la riconsegna da parte della Procura al Museo Civico, ed in via straordinaria sono state esposte nella mostra “Tra Sacro e profano” a Viterbo nel 2014.

Il Punto Della Situazione

Testata iscritta al n. 6/2015 del Reg. stampa del Tribunale di Viterbo
Direttore responsabile: Marco Pompilio

Informativa breve sui cookies Per offrire una migliore esperienza di navigazione, per avere statistiche sull'uso dei nostri servizi da parte dell'utenza, e per farti visualizzare contenuti pubblicitari in linea con le tue preferenze ed esigenze, questo sito usa cookie anche di terze parti. Chi sceglie di proseguire nella navigazione su www.ilpuntodellasituazione.it oppure di chiudere questo banner o di cliccare al di fuori di esso, esprime il consenso all'uso dei cookie. Per saperne di più o per modificare le tue preferenze sui cookie consulta la nostra Cookie policy.   Accetto i cookies di questo sito. Accetto