Rinnovata a Viterbo la devozione alla Madonna Liberatrice - GALLERIA FOTOGRAFICA

07 Giugno 2016 Autore : 

Come ogni anno, la città di Viterbo ha dato la sua testimonianza di fede alla Madonna Liberatrice, lo scorso 5 giugno 2016. Sette secoli di devozione. Da piazza del plebiscito, la macchina con l’immagine della vergine Maria è stata portata in processione fino al Santuario presso la chiesa della Santissima Trinità, con la scorta dei Cavalieri costantiniani della Tuscia e Sabina.

Molti cittadini hanno preso parte alla manifestazione in onore della Madonna, tra le autorità presenti il vescovo diocesano sua eccellenza Lino Fumagalli, il sindaco Leonardo Michelini, il vice sindaco Luisa Ciambella e l’onorevole Giuseppe Fioroni.
La tradizione nacque nel 1320: il priore agostiniano padre Mario Mattei brevemente ha spiegato la storia ed il senso di questa tradizione di fede. “I nostri antenati hanno fatto questo voto sotto la spinta di un fatto straordinario”, ha detto il priore agostiniano aggiungendo “dal Bullicame uscirono cenere, lapilli e nel giro di poco tempo si è oscurato il cielo”, evento che, come narrano le cronache del tempo, provocò grande timore e sgomento dato che si temeva la fine del mondo, perciò tutti si portarono alla chiesa della trinità di fronte all’immagine della Madonna – quella portata in processione – per chiedere di essere liberati. Dopo due o tre giorni, tutto tornò normale, e le autorità civili e religiose decisero di ringraziarla per lo scampato pericolo. Così, nacque la tradizione che si rinnova ogni anno.
Oggi “non abbiamo solo bisogno di essere liberati dal pericolo come i vulcani ma anche da altri pericoli che forse sono anche peggiori”, ha sottolineato il priore Mattei.

La città nel corso dei secoli ha espresso il proprio attaccamento ai valori religiosi e cristiani, “vivendo fede e cultura nella solidarietà e nella comunanza civica”, ha sottolineato il sindaco Michelini, ciò che è“auspicio sempre buono e sempre valido”. Lo scorso novembre 2015 alla Madonna Liberatrice furono simbolicamente consegnate le chiavi della città, ha inoltre ricordato Michelini.

Dopo il momento introduttivo in piazza del Plebiscito con padre Mattei ed il parroco della Trinità padre Ludovico Maria Centra, il sindaco Michelini ed il vescovo Fumagalli la processione si è avviata verso il Santuario passando per via Ascenzi, piazza dei caduti, via Cairoli, piazza san Faustino, via Santissima Liberatrice per giungere alla chiesa della Trinità.

“Vorrei chiedere a Maria che ci liberasse, come comunità, da una cultura, da un comportamento che si sta radicalizzando sempre di più e che dopo gli scossoni del 1968 ha portato ad un riflusso nel privato”, ha detto nel suo discorso infine il vescovo Fumagalli, esortando ad essere partecipi della vita religiosa e civica, dato che l’uomo si deve fare carico della propria vita e di quella degli altri, andando oltre quel “profondo disorientamento” che fa rinchiudere nel proprio privato.

Il profondo significato della celebrazione si deve riscontrare nella vita di ognuno, come in una comunità che anche quest’anno, come da settecento anni a questa parte, si è ritrovata unita e devota alla Madonna Liberatrice.

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